
Jasper Gwyn decide all’improvviso di mettere fine ad una carriera di successo come scrittore per reinventarsi e trovare nuovi stimoli e aspirazioni. Si getta quindi nel progetto ambizioso e misterioso di scrivere su commissione ritratti di persone. Ad aiutarlo ci sarà l’assistente del suo agente.
Alessandro Baricco torna con un nuovo breve romanzo a 2 anni di distanza dal dimenticabile Emmaus. E lo fa recuperando il suo stile poetico, ancora una volta incentrato su un personaggio solitario e misterioso. Un parziale riscatto, ma siamo ancora distanti dalle vette toccate dai suoi primi lavori. Probabilmente perché al personaggio manca quel fascino e quella straordinarietà che fanno sognare. Il 40enne scrittore di successo in crisi di ispirazione, insoddisfatto, e alla ricerca del senso della vita sta diventando un archetipo letterario fin troppo abusato. Si legge piacevolmente in un pomeriggio, ma difficilmente Mr Gwyn rimarrà impresso nella memoria.
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Baricco ha scritto cose pregevolissime in passato, ma mi sembra che la sua vena si sia disseccata
il problema, secondo me, è che la generazione dei 40-50enni scrittori italiani di successo come Baricco, Ammaniti, o la Mazzantini sta vivendo un periodo di autocompiacimento