Letture/Il Pane Di Abele

Storia di Zosimo e Nemesio, amici sin da bambini, che trascorrono l’adolescenza nella profonda campagna sarda come fratelli. Ma l’amore per la stessa ragazza e le sfortunate vicende famigliari di Nemesio allontaneranno i due.

Breve romanzo di formazione, che nonostante affronti temi narrativamente frequenti come l’amicizia fraterna, il triangolo amoroso e il tradimento, sa trovare la sua forza nello stile di scrittura. L’uso di termini sardi non pregiudica la comprensione del testo, e Niffoi ha la capacità di riuscire a descrivere con grande forza emozioni, sentimenti, odori e paesaggi.

Voto 7,5/10


Politicamente/Quoque Tu Stefania?

Sta facendo un discreto rumore l’intervista di A a Stefania Craxi, le cui anticipazioni sono state riportate dal Corriere. E’ sembrato un po’ a tutti il tentativo di riposizionamento verso altri lidi (il Terzo Polo di Casini?) per prepararsi a saltare da una nave che affonda. Ovviamente i berluscones non l’hanno presa bene, come era lecito immaginarsi. Dalle colonne del Giornale  è partita la prevedibile reprimenda, peraltro inconsuetamente mite verso il sottosegretario Craxi, e affidata alla penna amorevole del moderato Sgarbi. Stavolta però il compito di prendere a ceffoni chi ha osato criticare il Capo, con la consueta accusa di sputare nel piatto in cui mangia, se l’è preso Filippo Facci nel suo spazio sul Post. Craxiano d.o.c., Facci non poteva esimersi dalla consueta sviolinata all’ex leader socialista. Ecco, nel 2011 ancora ci sono in giro vedove di Craxi e amministratori locali che smaniano dalla voglia di intitolargli strade e piazze. Poi ci si meraviglia che questo paese va in un certo modo.

Comunque, cara Stefania, in effetti quando rimproveri a Berlusconi una certa sguaiatezza di comportamenti e poi dici che tuo padre, per quanto assente, in famiglia dava l’esempio…

Tutti ci ricordiamo i socialisti della Milano da bere, che facevano vita mondana tra le discoteche più in della città, a suon di balli, cocaina e donnette. E almeno per quanto riguarda il gentil sesso, esiste un’ampia bibliografia sulle avventure amorose di tuo padre.

Visioni blu/The Elephant Man

Londra, anni ’80 del 19° secolo. John Merrick è un giovane gravemente deforme che viene sfruttato dal suo padrone, il balordo Bytes, come fenomeno da baraccone nei freak show paesani. Un giorno però viene notato dal dottor Treves, che lo sottrae a quel mondo di angherie portandolo con sé al London Hospital. Dopo l’iniziale ostracismo del personale ospedaliero, John Merrick conquista la benevolenza dei dirigenti e dell’alta societa vittoriana.

Secondo film di David Lynch, molto diverso da tutto ciò che contraddistinguerà il suo cinema visionario, criptico e surreale. The Elephant Man si ispira alla vera storia di Joseph Merrick, raccontata in maniera lineare, semplice, con un’ottima fotografia in bianco e nero. Elegante come sempre la custodia dei classici di Studio Canal Collection: un cartonato ruvido che si apre come un libro e contiene un piccolo booklet con tante informazioni interessanti sul film. Negli extra del blu-ray trailer cinematografici, interviste a Lynch e John Hurt, gallerie fotografiche e un docu sulla vita del vero John Merrick.

Voto 8/10

Cinevisioni/Habemus Papam

Appena eletto in conclave, il nuovo Papa viene colto dalla paura delle responsabilità poco prima di affacciarsi al balcone per la presentazione ai fedeli, e la cerimonia viene sospesa. Per tentare di tranquillizzarlo viene chiamato lo psicologo Brezzi. La situazione però non migliora, tutti i cardinali e lo psicologo vengono tenuti chiusi in Vaticano, ma il Papa in incognito riesce a darsi alla fuga per le vie di Roma.

Moretti torna dietro la cinepresa 5 anni dopo il suo chiacchieratissimo e tuttora attuale Caimano. Sceglie un soggetto rischioso e ad alto pericolo di scomuniche. Ma alla fine questo Habemus Papam si rivela distante anni luce da qualsiasi tono polemico nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e degli scandali che hanno investito la Chiesa in questi ultimi anni. Il film alterna momenti di dramma esistenziale con scene da commedia leggera. In queste ultime è Moretti il protagonista. Dispensa battute sempre acute, si concede momenti di estremo narcisismo (“me lo dicono tutti che sono il più bravo“), si improvvisa animatore trasformando il Vaticano in un enorme villaggio turistico dove si organizzano tornei di scopa o di pallavolo tra cardinali. La parte drammatica è tutta sulle spalle di un ottimo Michel Piccolì, che con la sua presenza fisica riesce a rendere bene l’idea di un uomo fragile alle prese con il peso delle responsabilità e i rimpianti di una vita diversa che avrebbe desiderato per sé e che non si è realizzata. Margherita Buy invece è un po’ sprecata in un piccolo ruolo che la vede recitare in un paio di scene di ordinaria amministrazione.  L’alternanza tra dramma e commedia non è sempre riuscitissima e in alcuni momenti il ritmo del film ne risente.

Voto 7/10

Letture/Ninna nanna

Il giornalista Carl Streator indaga su casi di morte improvvisa di neonati in culla. In ogni casa dove è morto un bambino è presente sempre lo stesso libro, aperto alla medesima pagina. Quella di una filastrocca per far addormentare i bambini, che in realtà si rivela essere un “canto della dolce morte” africano. Decide così di imbarcarsi in un viaggio su e giù per gli Stati Uniti allo scopo di distruggere tutte le copie esistenti di quel libro. Ad accompagnarlo ci sono un’avida agente immobiliare, un fanatico animalista e un’appassionata di stregoneria.

Ninna Nanna presenta il consueto universo di personaggi borderline presenti nella narrativa di Palahniuk. Anche l’aspra critica al modello sociale contemporaneo e alle logiche del consumismo sono presenti come di consueto. Qui il punto focale riguarda il condizionamento che la pubblicità esercita sugli stili di vita ed il libero arbitrio delle persone. Come sempre Palahniuk ci riserva sorprese nella trama fino all’ultima pagina. Che però in questo romanzo, rispetto ai precedenti, non riesce ad essere coinvolgente e sconvolgente fino in fondo.

Voto 6/10


Cinevisioni/Mia moglie per finta

Patrick è un affermato chirurgo plastico che va in giro con una finta fede nuziale per rimorchiare belle donne e avere la scusa di non impegnarsi. Quando incontra la giovane e bellissima Palmer però vuole comportarsi correttamente e si toglie la fede. Che però viene ugualmente trovata dalla ragazza. Patrick prova a giustificarsi dicendo di aver quasi concluso il divorzio, ma Palmer vuole conoscere di persona la ex consorte ed i figli. A Patrick non resta che reclutare una finta famiglia.

Mia moglie per finta è la solita commedia scemotta di Adam Sandler. Se vi sono piaciuti film come 50 volte il primo bacio, Io vi dichiaro marito e… marito, Cambia la tua vita con un click e Zohan, è facile che vi piaccia pure questo. Che poi è il remake di un remake. Il film non ha molto da dire, ed è una commedia romantica convenzionale con moralina famigliare. Più o meno metà delle battute non sono altro che giochi di parole e doppi sensi intorno alla merda. Perciò sarebbe interessante capire se queste battute sono presenti in lingua originale, oppure se i nostri ineffabili responsabili dell’adattamento dei dialoghi ci abbiano messo ancora una volta del loro. Solamente 2 cose da segnalare: una Nicole Kidman a suo agio in un ruolo comico a lei poco consueto (divertente la gara di ballo tra lei e la Aniston);  per la gioia dei maschietti la sublime visione di Brooklyn Decker, bellissima e formosa cover girl di Sports Illustrated.

Voto  5/10

Nessuno si salva da solo

Delia e Gaetano, ex coniugi in separazione vanno a cena insieme al ristorante per definire le questioni sulle visite ai figli. Durante il pasto i due, oltre a rinfacciarsi vecchi e nuovi rancori, ripercorrono con la mente le tappe della loro vita insieme.

Difficile salvare questo romanzo. Nonostante la brevità (meno di 200 pagine, nemmeno tanto fitte) la lettura risulta pesante. Non per la complessità del linguaggio che, anzi, è piuttosto urbano, ma per la noiosità del tema. Psicanalisi spicciola di coppia. Aforismi e luoghi comuni che ormai si ritrovano in qualunque buon salottino televisivo dove gli psicologi abbondano più dei pittori nella Firenze rinascimentale.

Che barba, che noia.